In questi giorni penso spesso a Eluana Englaro e a suo padre Beppino. Lei, povera ragazza che fotografie vecchie ci rimandano bella, non sa quel che si gioca intorno ai resti del suo corpo, lui ha vissuto e continua a vivere un’esistenza straordinaria e mostruosa, non solo infermiere del nulla, ma anche costretto a rispondere a feroci polemiche di chi lo vuole un assassino, infine a diventare portavoce del movimento opposto. Sono certa che non voleva e non vuole nessuna delle parti in commedia, quanto invece eseguire il testamento biologico di sua figlia, quel testamento al quale ognuno di noi ha diritto. Spero nell’intelligenza dei lettori e delle lettrici di questa rubrichetta. Io non sono cattolica, anche se apprezzo moltissimo le cose importanti che papa Ratzinger con coraggio va dicendo, il modo chiaro in cui le dice, mi piace il suo progetto di pontificato quanto facevo fatica a comprendere il misticismo polacco del suo predecessore. Penso infine che la Chiesa faccia bene a difendere il diritto di vita a qualunque costo, anche se vorrei poter comprendere che cosa differenzi una sentenza, che viene definita inadeguata a concedere la morte, da una macchina che artificialmente perpetua una vita che naturalmente sarebbe finita da tanti anni.Da donna, da socialista liberale, non riesco a giustificare invece la furia della campagna che alcuni giornali stanno conducendo intorno a quella povera donna. Provo orrore per le bottiglie d’acqua sul sagrato, per gli appelli alla fame di sete, per i toni truculenti già sentiti, senza peraltro alcun successo, nella recente campagna politica elettorale.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276367