Settembre 17, 2008
· Archiviato in news · Tagged dopo, fallimento, inghilterra, intero, rischio, settore, viaggi
Il crollo del tour operator inglese XL oltre a mettere migliaia di dipendenti di fronte allo spettro del licenziamento, ha abbandonato all’estero circa 90mila turisti in numerose località del globo. I 21 aerei della compagnia restano a terra. Proprio l’impossibilità di sostenere i costi per far volare la flotta ha spinto la XL, terza compagnia turistica della Gran Bretagna, a portare i libri contabili in tribunale.Le autorità dell’aviazione civile britannica stanno organizzando il rientro dei cittadini con vari metodi, dalla sistemazione a bordo di aerei con posti liberi a voli charter organizzati appositamente e presi dalla British Airways, dalla Thompson, dalla Easyjet e altre compagnie; saranno necessari centinaia di voli. 67mila viaggiatori avevano prenotato direttamente con la XL, altri 23mila per il tramite di altre compagnie.La Virgin Atlantic ha offerto speciali tariffe per i passeggeri che dovranno rientrare da aeroporti in Florida e nei Caraibi. Forse altre 30 aerolinee potrebbero fare bancarotta entro la fine dell’anno per colpa dei prezzi del petrolio e della recessione economica; è l’allarme lanciato dall’amministratore delegato di British Airways, Willie Walsh, nel giorno in cui il settore turistico in Gran Bretagna trema sotto il crollo della terza compagnia inglese nel ramo, la XL, che ieri ha inchiodato a terra la sua flotta aerea e ha depositato i libri in tribunale. La crisi Alitalia si svolge in questo contesto, mentre il prezzo del petrolio risale anche a causa dell’uragano Ike nel golfo del Messico e in Gran Bretagna centinaia di migliaia di turisti già in viaggio o ancora a casa vedono stravolte le loro vacanze.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78974
Settembre 17, 2008
· Archiviato in news · Tagged massacro, nero, pero, razzisti
È noto che l’incipit di buona parte dei discorsi razzisti è «Io non sono razzista però…». La locuzione appartiene al linguaggio quotidiano. È la premessa a tanti ragionamenti sull’indole degli zingari, sull’eccessiva presenza di ambulanti senegalesi nelle spiagge, sulle difficoltà di pronuncia delle colf filippine. Lamentazioni variamente xenofobe. Ma in questi giorni, per la prima volta, è stata estesa all’omicidio volontario. In effetti è possibile che una frase venga pronunciata senza aver presente il contesto in cui viene udita. Esistono poi le coincidenze.Può succedere, in effetti, che qualcuno gridi «Che dio ti fulmini!» e che, proprio in quell’istante, un fulmine incenerisca il suo interlocutore. In un caso del genere sarebbe un azzardo attribuire poteri soprannaturali all’autore della maledizione. Dunque può succedere che qualcuno gridi ‘negro di merda’ e che poi, spinto da un impulso autonomo, comunque estraneo a sentimenti razzisti o xenofobi (per esempio animato dal desiderio di riprodurre un movimento del baseball) impugni una spranga e la dia in testa proprio a un ‘negro’ ammazzandolo. D’altra parte, la possibilità che un proposito manifestato verbalmente sia disgiunto dall’azione costituisce il fondamento teorico del «non razzismo però» e anche del linguaggio politico nazionale. Se così non fosse, in qualche procura della Repubblica sarebbe in corso un procedimento penale nei confronti di Umberto Bossi per costituzione di banda armata («Abbiamo trecentomila martire pronti a battersi, i fucili sono sempre caldi», 29 aprile 2008).
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79059
Settembre 17, 2008
· Archiviato in news · Tagged cilena, del, fronte, idea, video
I Tg sono ormai diventati cataloghi di sempre nuovi reati e nuove pene, in offerta speciale per produrre l’effetto salvifico di sanare tutti i mali del Paese. Caso a parte quello della panacea invocata dai leghisti: il federalismo fiscale, che dovrebbe fare il miracolo di diminuire le tasse al Nord senza aumentarle al Sud e senza ridurre sul lastrico lo Stato italiano, di cui peraltro loro se ne fregano. Ma da qualche parte i soldi dovranno pur venire e si capisce benissimo dove andranno a finire. È come per Alitalia: i costi li paga il contribuente e l’affare lo fanno gli amichetti di cordata, che avranno chissà quali e quanti benefici dall’aver sostenuto Berlusconi nel finto salvataggio della bandiera. Intanto, l’opinione pubblica (da tempo privatizzata) viene opportunamente depistata e scatenata contro sempre nuovi nemici: in primis i pm, poi le prostitute che da millenni già scontano la loro pena. Ma l’ultimo grido della moda è costruire celle di detenzione direttamente negli stadi; un’idea così cilena che sembra partorita dalla mente di Maurizio Gasparri.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78963
Luglio 5, 2008
· Archiviato in news · Tagged giorno, recensioni, venne
Le 9.30 di un giorno qualunque in Central Park . Scene di piccola, ordinaria quotidianità. Su una panchina due amiche conversano del più e del meno. Impercettibilmente, ad un tratto, lo scenario intorno muta. Una delle due amiche, avverte qualcosa di irrimediabilmente diverso. Tutt´intorno la vita sembra essersi fermata, improvvisamente. Poi qualcuno, nell´immobilismo assoluto, inizia ad indietreggiare.L´altra amica ripete, in modo automatico l´ultima frase prima di togliersi la vita. Inizia così ‘E venne il giorno’ con la descrizione di uno scenario apocalittico in cui apparentemente, ma solo apparentemente, la logica della vita sembra denaturarsi, svuotarsi di significati. Tutto si compie, irrimediabilmente, senza un motivo. Il genere del film, nell´ineguagliabile stile di Shyamalan, è una perfetta metafora del nostro vivere occidentale ma soprattutto del vivere ‘made in USA’. Ben inscritto in un´America post 11 settembre, dove tutto ciò che catastroficamente accade, apparentemente senza motivo, produce paure e agiti collettivi orientati alla ricerca di una ’sola’, ‘possibile’ verità a tutti i costi, con tutti i mezzi possibili, con esclusione, come ben sappiamo, di ogni altra ‘possibile’ verità. ‘E venne il giorno’ come già con The Village, veicola un messaggio forte. Le paure collettive simbolicamente proiettate verso il ‘nemico’, necessitano della costruzione sociale del ‘pericoloso’, che ha una sua fisicità e una sua identità.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76777
Giugno 28, 2008
· Archiviato in news · Tagged amnesty, cella, diritti, guantanamo, porta, tour, umani
Amnesty International ha lanciato giovedì un nuovo appello al governo degli Stati Uniti per la chiusura del carcere di Guantanamo. Non si è trattato però del solito comunicato scritto. L´associazione internazionale di difesa dei diritti umani ha inscenato una protesta alquanto originale. Nel cuore di Washington, a poca distanza dalla Casa Bianca, ha esposto una copia di una delle celle del carcere statunitense, alte tre metri e larghe due, per chiedere la chiusura del controverso carcere per terroristi. «È un modo per far vedere agli americani l´ingiustizia in taglia reale» ha dichiarato Gwen Fitzgerald, portavoce di Amnesty International. «I visitatori della cella potranno sentire sulla propria pelle la sensazione di stare 22 ore al giorno rinchiusi dentro una botte d´avorio», ha spiegato Larry Cox della sezione americana dell´associazione. «Speriamo che con questo tipo di azioni la gente si renda veramente conto di quello che è stato il governo Bush e con quale efferatezza ha trattato i prigionieri di Guantanamo – conclude Cox – il carcere deve chiudere». L’iniziativa è stata lanciata alla vigilia della giornata internazionale per il sostegno alle vittime della tortura. I visitatori possono registrare, quando sono all’interno, un messaggio per il presidente americano George W. Bush che Amnesty International porrà successivamente sul suo sito. La mostra è itinerante: dopo una settimana a Washington sarà spostata in altre città americane.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76615