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Mosca: Abkhazia e Ossezia libere. Tbilisi: «È annessione»

La Russia sosterrà l’Ossezia Sud e Abkhazia in caso di un attacco. Dopo il sì della Duma e del Senato, Mosca ha firmato il decreto per il riconoscimento dell’indipendenza delle due regioni secessioniste georgiane. E il presidente russo Medvedev ha avvertito Tbilisi: «In conformità con il decreto che ho firmato, il mio Paese, naturalmente, contribuirà a garantire la sicurezza di questi due Stati – Ossezia del sud e Abkhazia». Per poi precisare: «In caso di un attacco su di loro, daremo un sostegno adeguato» ha detto il presidente, sottolineando che «la Russia è lo Stato che ha l’obbligo di garantire i loro interessi».

Insomma, un altro passo in una direzione tutt’altro che vicina al dialogo. Già lunedì, dopo il voto parlamentare il presidente georgiano Saakashvili aveva detto che la scelta della Russia sarebbe stata «foriera di nuovi disastri». In un intervento alla televisione il presidente della Georgia ha denunciato il fatto che «la Russia sta cercando di modificare «le frontiere dell’Europa con la forza». Saakashvili ha detto che il suo paese lotterà «pacificamente» per ristabilire la propria integrità territoriale. «Continueremo la nostra lotta per ricostituire pacificamente la nostra integrità territoriale – ha detto Saakashvili – Non c’è dubbio che la Georgia sarà una e indivisa. Vinceremo il male».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78386

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Chiusi e «bocciati» in inglese I musei tagliati fuori dall’Expo

Miss Smith proprio non lo capirà: se lo sarà anche chiesto che cosa significasse quel rospo rovesciato ai piedi della Madonna in un bel dipinto made in Italy firmato Bramantino. Ma senza didascalie, né brochure, né audioguide a volte anche il Rinascimento italiano può risultare ostico, nonostante la sua pittura parli direttamente la lingua del cuore. Così Miss Smith tornerà in terra d’Albione e si dimenticherà presto perfino in quale museo abbia visto quella inconsueta raffigurazione del demonio sconfitto a mo’ di ranocchio detronizzato. Pinacoteca, yes, ma quale? Brera o piuttosto Ambrosiana? Pari sono nell’ignoranza dell’inglese. Così, fingendosi turisti a casa propria si scopre che molti dei musei di Milano, sedicente metropoli europea dalle sorti magnifiche e progressive, non parlano ancora nemmeno la lingua dell’Expo e, a confronto dei loro cugini italiani, europei o d’oltreoceano sfigurano. E non per i capolavori contenuti: ne basterebbe infatti poco più di un pugno per fare la fortuna di qualunque exhibition o austellung del mondo. Basterebbe valorizzarli come meritano, e renderli comprensibili ai più. Noio vulevon savuar, ma ahimé non è facile istruirsi. La prima insufficienza per i musei milanesi arriva in lingue straniere: didascalie, brochure, audioguide sono, le prime, ancora scarsamente tradotte, almeno in inglese, e poco disponibili o a pagamento le seconde. Eppure si poterebbe pensare agli studenti, universitari o del liceo, la traduzione e la realizzazione di pannelli esplicativi: in cambio di qualche credito formativo, accetterebbero di buon grado.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280752

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Lasciamo che Eluana se ne vada in pace

In questi giorni penso spesso a Eluana Englaro e a suo padre Beppino. Lei, povera ragazza che fotografie vecchie ci rimandano bella, non sa quel che si gioca intorno ai resti del suo corpo, lui ha vissuto e continua a vivere un’esistenza straordinaria e mostruosa, non solo infermiere del nulla, ma anche costretto a rispondere a feroci polemiche di chi lo vuole un assassino, infine a diventare portavoce del movimento opposto. Sono certa che non voleva e non vuole nessuna delle parti in commedia, quanto invece eseguire il testamento biologico di sua figlia, quel testamento al quale ognuno di noi ha diritto. Spero nell’intelligenza dei lettori e delle lettrici di questa rubrichetta. Io non sono cattolica, anche se apprezzo moltissimo le cose importanti che papa Ratzinger con coraggio va dicendo, il modo chiaro in cui le dice, mi piace il suo progetto di pontificato quanto facevo fatica a comprendere il misticismo polacco del suo predecessore. Penso infine che la Chiesa faccia bene a difendere il diritto di vita a qualunque costo, anche se vorrei poter comprendere che cosa differenzi una sentenza, che viene definita inadeguata a concedere la morte, da una macchina che artificialmente perpetua una vita che naturalmente sarebbe finita da tanti anni.Da donna, da socialista liberale, non riesco a giustificare invece la furia della campagna che alcuni giornali stanno conducendo intorno a quella povera donna. Provo orrore per le bottiglie d’acqua sul sagrato, per gli appelli alla fame di sete, per i toni truculenti già sentiti, senza peraltro alcun successo, nella recente campagna politica elettorale.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276367

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Ecco la «Gomorra» romana della moda

Ogni abito che cuciono viene pagato loro tra i 3,5 e i 5 euro per poi essere venduto, tra i 50 e i 100 euro, nei negozi «per tutte le tasche» della Capitale. Centinaia di cinesi lavorano stipati in laboratori caldi e bui, alla periferia di Roma, con accanto i figli piccoli, anche per 17 ore, per rifornire le case di pronto moda, il prêt-à-porter italiano dei vestiti non firmati e a poco prezzo che occhieggia dalle vetrine di via Nazionale e via del Corso.Sui capi già pronti nei laboratori controllati giovedì notte dalla polizia municipale di Roma erano cucite le etichette di una delle marche più note del pronto moda, Sandro Ferrone, re del «cheap», griffe nota per una testimonial d’eccezione, Sabrina Ferilli. Sull’autenticità delle etichette, spiega la municipale, verrà anche avviato un accertamento.Resta il fatto che gli abitini portano con sé la fatica, il sudore dei moderni schiavi. E grazie a questi ragazzi il pronto moda riesce a rinnovare le collezioni anche sei volte in un anno, a differenza delle griffe più note che si limitano a due collezioni.Sette tra laboratori di sartoria e capannoni deposito gestiti da cittadini cinesi sono stati sequestrati dagli agenti della polizia municipale dell’VIII Gruppo di Roma, comandato dal colonnello Antonio Di Maggio. Le zone controllate sono quelle del quadrante sud, tra la Casilina, la Prenestina e la Borghesiana, periferia estrema. Si è trattato della terza missione negli ultimi dieci giorni per gli agenti dell’VIII gruppo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275594

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Blocca processi, il Pd: testo su misura per premier

Il governo incassa il primo sì dal Senato al decreto sulla sicurezza che blocca per un anno i processi per i reati meno gravi con meno di 10 anni di reclusisone commessi entro il 30 giugno 2002. Il decreto va alla Camera per la conversione in legge. Senza nessuna sorpresa i senatori hanno approvato il provvedimento con 166 sì, 123 no ed 1 astenuto, Francesco Cossiga. A favore hanno votato i gruppi del Pdl, Lega Nord, Mpa. No da Pd, Udc, Idv. La protesta dell’Idv ‘Il ritorno del caimano’, ‘Il caimano è tornato’, ‘Vergogna’ e, infine, citazione da Fabrizio De Andrè, ‘Anche se vi credete assolti siete coinvolti’. I senatori dell’Italia dei valori hanno accolto con questi cartelli di protesta, esposti nell’aula di Palazzo Madama, l’approvazione del decreto legge sulla sicurezza, che contiene le norme sulla sospensione dei processi. Alla protesta dei senatori dell’Idv hanno risposto i cori provenienti dagli scranni della maggioranza: ‘Buffoni’. L’Italia dei valori ha già annunciato una manifestazione di protesta, in piazza Navona o direttamente davanti Montecitorio, nel momento in cui il decreto legge passerà all’esame della Camera. Finocchiaro: blocca-processi su misura per il premier Il Pd voterà no al decreto sicurezza all’esame del Senato. Lo annuncia intervenendo in aula la capogruppo Anna Finocchiaro, avvertendo come la mossa del governo può pregiudicare il dialogo, per il quale servono «regole condivise»: «Siamo contrari all’aggravante e alla norma che sospende i processi.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76554

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Internet, libero dominio

Per i domini della Rete si prospetta una vera rivoluzione. Dopo anni di rigida disciplina a proposito del ‘nome’ dei domini internet, infatti, la Icann, Internet Corporation for Assigned Name and Numbers, l’ente no profit preposto tra l’altro all’assegnazione dei domini internet, deciderà già giovedì di liberalizzarne le estensioni.Per farla breve, già dal 2009 ognuno sarà libero di ‘chiamare’ il proprio dominio come vuole e non sarà più vincolato da suffissi geografici tipo ‘.it’, ‘.eu’ e così via. Una rivoluzione inevitabile, se si considera che sono sempre maggiori le richieste di nuovi domini internet in tutto il mondo con l’evoluzione dal punto di vista del melting pot di culture, lingue e tradizioni presenti già oggi sul Web. Rivoluzione che sarà anche molto redditizia per l’Icann che presiederà all’assegnazione delle nuove combinazioni di nomi, se si tiene conto del fatto che ‘comprarsi’ un nuovo suffisso di dominio costerà, a quanto dicono le voci, 50 mila dollari. Insomma, la liberalizzazione non sarà proprio per tutte le tasche. Ma sicuramente aiuterà aziende, banche e organizzazioni oggi legate all’appartenenza geografiche. E così sarà possibile che l’Ibm si comperi gli indirizzi con il suffisso Ibm, la Apple quelli con il suffisso Apple. Per siti porno (i primi a recepire di solito le novità tecnologiche) potrebbe essere giunto il momento del suffisso ‘.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76564

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Salvapremier, il Pdl chiede le dimissioni di Mancino

Non è bastato alla maggioranza il monito del vicepresidente del Csm Nicola Mancino «alla riservatezza degli atti non ufficiali» della Magistratura. Il Pdl, dopo il parere sfavorevole dei giudici sul dl sicurezza per la parte che riguarda la sospensione dei processi ne chiede le dimissioni. «Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino deve trarre le conseguenze di quanto sta succedendo e si deve dimettere. Sarebbe un atto dovuto di elementare sensibilità istituzionale». Così il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, a proposito della fuga di notizie sulla bozza di parere negativo del Consiglio alla norma che blocca i processi, inserita nel decreto sulla sicurezza, considerata come «un’amnistia occulta». Berselli spiega che il problema non è «il merito del parere che è legittimo ed è previsto da una legge dello Stato del 1958» ma «le indiscrezioni che trapelano riportate da tutti i giornali che – precisa Berselli – screditano direttamente il presidente del Csm che è il Capo dello Stato e ha la funzione di promulgare le leggi». Per Berselli «si tratta di un atto di assoluta, gravissima scorrettezza istituzionale verso il Quirinale» dunque. Al presidente della commissione giustizia al Senato, infatti, non basta, dice, apprendere dai giornali che «Nicola Mancino è infuriato per le indiscrezioni» finite sulle stampa.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76617

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